Lo sport in generale per i più piccoli è un importante momento di crescita fisica, psicologica e caratteriale. Ma in uno sport di grande impatto come il calcio questi aspetti sono ancora più evidenti, complice la grande competitività derivata da un mondo molto selettivo. In gruppo si condividono fasi della propria crescita che vengono vissute in maniera differente da ogni individuo, ma al tempo stesso, tramite la condivisione degli stessi problemi, si cerca di attuare dei processi che portino ogni ragazzo ad acquisire una certa consapevolezza delle proprie difficoltà e dei propri limiti.

Ovviamente per portarlo piano piano a cercare di superarli. Per poter agevolare l’adattamento dei ragazzi più piccoli in ogni programmazione didattica svolta dagli educatori/istruttori/educatori/allenatori non ci si deve mai dimenticare di dare spazio ad una dimensione ludica e volta alla spontaneità/creatività, mentre coi ragazzi più grandi lo sport viene vissuto con un maggiore orientamento al risultato e al desiderio di emergere.

Da un punto di vista cognitivo, il gioco deve essere inteso come un modo per manifestare con naturalezza i bisogni e sentimenti dei ragazzi, deve permettere di sviluppare abilità sempre diverse e multidisciplinari, deve permettere di scaricare tensioni e aggressività, permette di imparare a rapportarsi con la propria emotività, e soprattutto porta i ragazzi da una prima fase di naturale e fisiologico egocentrismo ad una di maggiore e attiva collaborazione coi compagni.

Quando si va a preparare una seduta di allenamento per l’attività di base, ci si deve ricordare di non far mancare mai il coinvolgimento attivo dei ragazzi, l’apprendere attraverso il fare, la costruzione di un ambiente stimolante e soprattutto la richiesta di compiti adeguati al livello cognitivo dei ragazzi.

Il calcio è in definitiva uno strumento da utilizzare per sviluppare al meglio le relazioni interpersonali, e rimane uno strumento ideale per studiare i bisogni dei ragazzi.

Importante conoscere al meglio le cosiddette “fasi sensibili” dei bambini nell’età evolutiva; sottovalutarle o non conoscerle potrebbe portare a proporre esercitazioni e proposte incomprensibili dai ragazzi, che se non superate potrebbero danneggiare l’autostima dei ragazzi. Studi dimostrano infatti che le qualità affettivo-cognitive sono maggiormente presenti dai 10 ai 12 anni, mentre la voglia di apprendere è fortissima dai 7 agli 11 anni.

LE FASI DELLO SVILUPPO COGNITIVO PER FASCE D’ETÀ

Periodo pre operatorio (5 -7 anni): la categoria Piccoli Amici.

Le azioni mentali non sono ancora sistematiche e coordinate tra loro, viene considerato un solo aspetto del compito alla volta. Questa fase è caratterizzata dall’egocentrismo, il mondo viene percepito solo dalla propria prospettiva e si è incapaci di decentrarsi dalla propria visione

Periodo operatorio concreto (7-11 anni): la categoria Pulcini.

È considerata l’età d’oro della motricità e dell’apprendimento. Questo periodo rappresenta il momento in cui si diventa consapevoli del proprio corpo e delle proprie capacità. Viene definito il proprio schema corporeo, si sviluppa il senso di autonomia, di libertà di espressione e rispetto delle regole e soprattutto degli altri

Periodo formale (dagli 11 anni): la categoria Esordienti.

Il bambino riesce a condurre ragionamenti corretti senza la necessità di partire da un dato di esperienza, si sviluppa la capacità di astrarre, di applicare la logica e di trarre conseguenze. La personalità del giovane calciatore è ormai in pieno sviluppo. Da un punto di vista didattico è in grado di mettere in atto le gestualità che gli permettono di risolvere i problemi che possono presentarsi durante la partita.

Altrettanto importante è predisporre per i ragazzi sedute che tengano in considerazione la polivalenza e la multilateralità delle proposte. La prima si riferisce agli aspetti metodologici dell’insegnamento delle attività motore e mira allo sviluppo di capacità e abilità con valenza e validità globale nei confronto delle funzioni cognitive, affettive e relazionali, e specifiche nei confronti delle funzioni motorie, mentre la seconda si riferisce agli aspetti didattici dell’insegnamento, cioè ai contenuti, ai mezzi, all’organizzazione delle attività motorie.

Il ruolo degli educatori e dei formatori è di vitale importanza nella crescita cognitiva dei ragazzi, e per questo nella loro programmazione devono riflettere molto sul proprio modo di gestire il rapporto tra allenatore-giocatore nelle fasi di apprendimento: il rinforzo, la punizione, la correzione dell’errore, su come migliorare nel ragazzo il senso di competenza e di autonomia, e sulle modalità efficaci di relazione.

In definitiva, il calcio deve essere considerato a tutti gli effetti una scuola di vita, perché possa aiutare i ragazzi a conoscere e scoprire le proprie abilità motorie, ma soprattutto li porti a stimolare le proprie abilità mentali e cognitive, che da un lato sono diverse da individuo a individuo, ma che se stimolate nel modo giusto possono portare risultati interessanti verso ogni ragazzi.

 

Nicola Ciatti

Direttore Settore Giovanile e Scuola Calcio/Futsal

ASD Futsal Cornedo